Distaccarsi dall'impianto centralizzato del condominio, conviene?

Un condomino può decidere di distaccarsi dall'impianto comune per adottarne uno autonomo. Ecco tutto quello che c'è da sapere

 

 

La legge 220/12 (la cosiddetta Riforma del Condominio), entrata in vigore il 18 giugno 2013, concede la libertà di distaccarsi dall'impianto di riscaldamento centralizzato del proprio condominio per dotarsi di una soluzione autonoma. Ci sono però delle condizioni da rispettare e delle regole da seguire: vediamo di fare un po' di ordine.

 

Distacco sì, ma a due condizioni

La riforma, che ha modificato l'articolo 1118 del codice civile, stabilisce che la rinuncia all'impianto centralizzato può avvenire senza richiedere l'autorizzazione dell'assemblea di condominio. Tuttavia, affinché si possa procedere al distacco devono essere rispettate due condizioni: l'intervento non deve arrecare squilibri al funzionamento generale dell'impianto comune e non deve comportare aggravi economici agli altri condòmini.

 

Gli obblighi da rispettare

Chi vuole abbracciare una soluzione autonoma non ha dunque necessità di passare per l'assemblea condominiale, ma deve comunicare le proprie intenzioni all'amministratore. È compito di quest'ultimo informare il condomino dei successivi obblighi previsti dall'iter: fare eseguire una perizia tecnica, installare una canna fumaria a norma e continuare a pagare alcune spese di condominio.

 

La perizia tecnica

Viene redatta da uno specialista certificato, a cui è affidato l'incarico di calcolare, tra le altre cose, l'impatto energetico dell'eventuale distacco, facendo ad esempio una stima dei nuovi consumi previsti. La sua perizia deve dimostrare che l'intervento non implichi danni all'impianto centralizzato, né bollette più alte per il resto dei condòmini. In assenza dei requisiti richiesti dalla normativa, il rinunciante può giocarsi un'ultima carta: rivolgersi all'assemblea, impegnandosi a coprire con una somma forfettaria i costi extra che gli altri condòmini dovrebbero affrontare a distacco avvenuto.

 

L'installazione della canna fumaria
Da quando è entrata in vigore la legge 90 del 2013, ogni nuovo impianto di riscaldamento ha l'obbligo di essere munito di canna fumaria o altro sistema di convogliamento dei fumi, con scarico sempre sopra il tetto (salvo rarissime deroghe). Si tratta di un aspetto tecnico molto delicato, che spesso si scontra con una difficile attuazione pratica, soprattutto nei vecchi edifici pensati per funzionare con il riscaldamento centralizzato. A questo si aggiunge il fatto che l'installazione ha un effetto sull'estetica condominio, che va analizzato di caso in caso.

 

Come vengono ripartite le spese dopo il distacco

Una volta avvenuto il distacco, il condomino non smette del tutto di contribuire economicamente all'impianto comune. La normativa prevede infatti l'obbligo di continuare a concorrere al pagamento delle spese per la sua conservazione, la manutenzione straordinaria e la messa a norma. La manutenzione ordinaria e le spese di consumo non vengono invece più conteggiate.

 

Il distacco conviene davvero?

Non esiste una risposta definitiva a questa domanda, ma, alla luce dei numerosi obblighi normativi e dei costi inevitabili a cui si va incontro (e che si devono continuare a sostenere), si può lecitamente dubitare che il distacco dall'impianto centralizzato sia una scelta vantaggiosa. L'alternativa migliore rimane l'installazione di un sistema di termoregolazione e contabilizzazione del calore, prevista per altro per legge come avevamo raccontato qui.