Nanotecnologie per l'isolamento a cappotto: ecco cosa sono

Febbraio 2019

 

Esistono diversi tipi di rivestimenti a cappotto, tra cui quelli nanotecnologici che sfruttano materiali isolanti di dimensioni infinitesimali

 

L'impiego di un cappotto termico per ricoprire l'involucro esterno di un edificio è una soluzione ormai collaudata per ridurre le perdite di calore in inverno e contenere l'ingresso del calore in estate. La tecnica è in continua evoluzione, anche per adattarsi a esigenze e situazioni diverse: uno dei metodi più all'avanguardia prevede l'utilizzo delle nanotecnologie, che consentono di realizzare cappotti ultrasottili. Ecco tutte le informazioni fondamentali per sapersi orientare.

 

Il cappotto: breve riassunto

Il sistema a cappotto consiste in un rivestimento isolante da applicare sulla parete esterna dell'abitazione. Combina pannelli ad alta densità in fibra di legno, lana di vetro, sughero o polistirene espanso con uno speciale strato di intonaco, che funziona da ulteriore copertura. In questo modo è possibile contenere o addirittura eliminare i cosiddetti ponti temici (ossia le dispersioni di calore) e ridurre gli effetti dannosi degli sbalzi improvvisi di temperatura, scongiurando la formazione di muffe e condense.

 

Quali sono i vantaggi

Un isolamento a cappotto realizzato a regola d'arte assicura il mantenimento costante della temperatura sia durante la stagione invernale che in quella estiva. Il conseguente risparmio energetico si aggira tra il 35 e il 50%, che si traduce in bollette più leggere e in una riqualificazione, anche estetica, degli immobili più vecchi. La riduzione dei consumi implica ovviamente un taglio cospicuo delle emissioni inquinanti e un miglioramento delle condizioni dell'aria.

 

Perché scegliere un cappotto nanotecnologico

L'installazione di un cappotto termico tradizionale presenta un discreto grado di invasività, soprattutto a causa delle attività di cantiere. Il costo non è indifferente e varia in base alla complessità dell'intervento, che dipende, tra le altre cose, dagli spazi liberi intorno all'edificio e dalla facilità di accesso al tetto. In alcuni casi, gli ostacoli architettonici e i vincoli spaziali suggeriscono la scelta di strategie alternative: è proprio qui che vengono in soccorso le nanotecnologie, che sfruttano materiali per cappotti progettati su scala nanometrica, ossia nell'ordine del miliardesimo di metro.

 

Come funzionano queste nanotecnologie

Le nanomolecole consentono di "innalzare" barriere isolanti molto sottili, ma che al tempo stesso garantiscono alte prestazioni. Anche se il meccanismo può cambiare in base al materiale utilizzato (ne esistono infatti di vario tipo), il principio della nanotecnologia può essere riassunto in questo modo: le particelle hanno misure infinitesimali e quindi penetrano nei pori del muro, formando un fittissimo reticolo che si lega in profondità alla parete. L'isolante si applica in pratica come una vernice e si adatta a pareti verticali interne ed esterne, ma anche a superfici orizzontali come soffitti e balconi.

 

I nanomateriali utilizzati per i cappotti termici

Come detto, ci sono diversi tipi di soluzioni all'avanguardia già disponibili sul mercato. A titolo esemplificativo, vale la pena citare le nanoresine, i gel di silice amorfo con fibre rinforzate e i pannelli costruiti con cellule micronizzate di polveri a base di ossidi di silice. Si stima che un nano-cappotto di una manciata di millimetri possa eguagliare la resa di un pannello standard in polistirene di 8 centimetri. I nanomateriali possono poi essere ricoperti con un termointonaco, in modo da aumentare ulteriormente il potere isolante dell'intervento.

 

Ulteriori vantaggi

Oltre alla capacità di concentrare l'isolamento termico in spazi ristretti, i cappotti nanontecnologici presentano anche altri vantaggi:
 

  • alta traspirabilità, che impedisce la formazione di muffe

  • interventi poco invasivi, completabili in tempi rapidi

  • costi competitivi e inferiori ai cappotti tradizionali

  • durata fino a 30 anni, come nel caso delle nanoresine

  • possibilità di usufruire delle detrazioni previste dall'Ecobonus

 

Costi a confronto
Come già accennato l'investimento per un cappotto termico dipende da numerosi fattori e in primis da quanto è articolato l'intervento. Tuttavia è possibile fare un paragone di massima tra un cappotto tradizionale, ad esempio in polistirene espanso estruso e un cappotto in nanoresina: il calcolo è ovviamente indicativo, ma dà un'idea di quanto si possa risparmiare. Partendo da una spesa di partenza non troppo dissimile (35 euro/mq per il polistirene e 25/euro mq per la nanoresina), la bilancia pende a favore della nanotecnologia soprattutto per due motivi: il risparmio sulla manodopera (il lavoro dura solo pochi giorni) e l'assenza di modifiche strutturali a carico dell'edificio (serve qualche mano di pittura). Tirando le somme, 6-8 centimetri di cappotto polistirene possono costare 95 euro/mq, contro i 40 euro/mq per pochi millimetri di nanoresina. Il che, per un ipotetica facciata di 500 mq equivale a 47500 euro contro 20000, meno della metà.

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