UNI 10200: come ripartire le spese del riscaldamento centralizzato 

Maggio 2019

 

 

UNI 10200: come ripartire le spese del riscaldamento centralizzato

 

Contabilizzazione, consumi volontari e involontari, tabelle millesimali di riscaldamento: le cose da sapere sulla norma UNI 10200, da poco aggiornata

 

 

L'installazione dei sistemi per la termoregolazione e la contabilizzazione del calore negli impianti centralizzati, di cui avevamo parlato a suo tempo qui, ha imposto l'applicazione di regole adeguate per ripartire le spese del riscaldamento tra i condòmini. È qui che entra in gioco la norma UNI 10200, recentemente rielaborata per suddividere tali quote in modo ancora più dettagliato. Vediamo come funziona.

 

CHE COS'È LA UNI 10200

Si tratta della norma che stabilisce come vanno ripartiti i consumi e, di conseguenza, quanto deve pagare ogni appartamento per il riscaldamento e l'acqua calda sanitaria. Gli albori della UNI 10200 risalgono al 2005, ma è solo nel 2015 che viene introdotto il metodo di calcolo secondo cui la suddivisione delle spese deve essere misurata in base all'effettivo fabbisogno termico di ogni unità immobiliare.

 

In precedenza le tabelle millesimali del riscaldamento venivano calcolate tenendo conto, ad esempio, del numero dei radiatori e della superficie radiante. Le logica attuale prevede invece che gli appartamenti nei quali c'è maggiore dispersione di energia abbiano un valore millesimale più alto.

 

CONSUMI VOLONTARI E INVOLONTARI

La norma UNI 10200 distingue i consumi volontari, che sono misurati dai contabilizzatori, dai consumi involontari, che vengono ripartiti tra tutti i condòmini secondo i nuovi millesimi di riscaldamento. I consumi volontari generano dei costi variabili e dipendono dal reale utilizzo dell'impianto da parte del singolo utente, che accende il riscaldamento impostando la temperatura desiderata mediante le valvole termostatiche.

 

I consumi involontari sono invece legati a fattori come la manutenzione ordinaria o la dispersione del calore lungo la rete, e danno vita a costi fissi che seguono tabelle millesimali calcolate secondo le specifiche tecniche UNI/TS 11300 (parte 1 e parte 2).

 

UNI 10200: LE NOVITÀ

L'11 ottobre 2018 la Commissione Tecnica (CT) 271 "Contabilizzazione del calore" ha aggiornato la UNI 10200 focalizzandosi su due obiettivi: definire criteri di calcolo ancora più precisi e risolvere alcuni punti critici emersi in precedenza. Tra le principali novità spicca il fatto che la ripartizione delle spese è stata allargata anche all'impianto di raffrescamento, nel caso in cui questo risulti centralizzato. Per suddividere in modo equo le spese energetiche relative alle seconde case, è stato inoltre introdotto il fattore d'uso dell'edificio, che permette di calcolare più correttamente la quota involontaria nelle abitazioni occupate in modo parziale o saltuario.

 

È stata poi revisionata la procedura di calcolo di ripartizione quando sussistono particolari configurazioni impiantistiche o in presenza di tubazioni correnti nelle unità immobiliari. Ulteriori modifiche riguardano aspetti ancora più tecnici della normativa, la cui complessità impone all'amministratore di appoggiarsi sempre a specialisti qualificati.

 

PAGANO ANCHE I DISTACCATI?

La risposta è sì: chi si fosse distaccato dall'impianto centralizzato è comunque tenuto a pagare le spese involontarie sulla base della tabella millesimale regolata dalla UNI 10200. Il legislatore ha infatti stabilito che la decisione di adottare una soluzione autonoma per il riscaldamento non esonera il condòmino dagli oneri per la conservazione, la manutenzione straordinaria e la messa a norma dell'impianto centrale, di cui rimane comproprietario. Fa eccezione la situazione in cui l'utente viene esonerato dagli obblighi mediante consenso unanime dell'assemblea di condominio.

 

SONO AMMESSE DEROGHE?

L'obbligo di ripartizione previsto dalla UNI 10200 ha facoltà di essere derogato dall'assemblea condominiale se, tramite relazione tecnica asseverata, vengono certificate differenze di fabbisogno termico per metro quadro superiori al 50% tra due appartamenti. Tale condizione autorizza gli utenti a ripartire le spese attribuendo almeno il 70% al consumo volontario e il resto a quello involontario. La quota fissa può essere suddivisa tenendo conto di vari criteri, tra cui ad esempio i millesimi di proprietà, i metri cubi utili o le potenze installate.